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''Sanita': lo studio, accuse di malpractice 'bruciano' anni carriera medici. In USA oltre il 10% del tempo va in fumo in attesa di un pronunciamento'' - Adnkronos Salute
Lunedì, 7 Gennaio 2013




Roma, 7 gen. (Adnkronos Salute) - Ore e ore passate ad aspettare l'esito delle indagini su accuse di malpractice. Per un medico, quest'attesa si traduce in media in una fetta pari a piu' del 10% (circa l'11%) della propria carriera in fumo. E alcuni passeranno quasi un terzo della loro carriera in camice bianco a fare i conti con dei 'sinistri' aperti. E' quanto emerge da uno studio Usa pubblicato su 'Health Affairs'. La ricerca mostra che il periodo di tempo necessario a risolvere un'accusa di malpractice rappresenta uno stress per pazienti, medici e sistema legale. E se in molti casi il procedimento si risolve con un nulla di fatto, i mesi e gli anni passati con un'azione legale pendente possono essere addirittura piu' stressanti per i camici bianchi rispetto al costo economico finale della presunta malpractice. "Crediamo che il tempo necessario per risolvere le cause di questo tipo possa essere un motivo importante per le proteste dei medici e la loro richiesta di una riforma sulla malpractice, e che ogni tentativo" in questo senso "avra' bisogno di prendere in esame la velocita' con cui vengono risolti i casi", spiega Anupam Jena dell'Harvard Medical School (Usa). Utilizzando un database di una grande agenzia nazionale di assicurazione sanitaria, Jena insieme a Seth Seabury, economista della Rand Corporation, ha analizzato la quantita' di tempo passata dai medici con sinistri aperti. Le denunce sono state ripartite per specialita', gravita' e per la presenza o meno di una dimostrata negligenza (alla fine del procedimento). Fra i fattori che contribuiscono alla quantita' di tempo che un medico trascorre con azioni pendenti sul capo, dicono i ricercatori, c'e' la lunghezza del procedimento legale.
La tipica causa per malasanita' in America non e' depositata fino a quasi due anni dopo che l'incidente si e' verificato, e non si risolve - almeno negli Usa - fino a 43 mesi dopo quella data. Inoltre molte di queste case finiscono in nulla: i medici passano fino al 70% del tempo ad attendere una sentenza che non comporta un pagamento. Inoltre, almeno negli Usa, i piu' 'bersagliati' dalle accuse di malpractice, sempre in termini di anni di carriera spesi, sono i neurochirurghi, con circa 131 mesi (il 27% della durata della loro carriera) a combattere con un'accusa di malasanita' sul capo. Dall'altro lato della classifica troviamo gli psichiatri, con quasi 16 mesi di carriera (poco piu' del 3%). I ricercatori hanno notato che lo stress legato a lunghe e numerose cause puo' anche portare al ricorso massiccio alla medicina difensiva, facendo impennare cosi' la spesa per le cure. Nei casi in cui si verifica un episodio di malpractice, auspicano gli studiosi, la compensazione deve essere equa e rapida. E nei casi in cui non vi e' alcun fondamento alle accuse, il caso deve essere chiuso il prima possibile, per evitare di sprecare risorse significative. "La nostra sensazione - conclude Seabury - e' che probabilmente stiamo spendendo troppo tempo per risolvere molti di questi casi, e che la lunga durata dei procedimenti abbia portato a costi inattesi per pazienti, medici e per il sistema sanitario nel suo complesso".
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